Video Fallujah (La strage nascosta)

Armi di distrazioni di massa
In principio erano le armi di distruzione di massa. Per prevenire il terribile attacco di Saddam al resto del mondo, partì la guerra all’Iraq. Poi si scoprì che le armi non c’erano, dunque non c’era nulla da prevenire. Allora si disse che bisognava colpire, a Baghdad, il più temibile alleato e foraggiatore e protettore di Al Qaeda. Poi si scoprì che i due nemmeno si conoscevano, anzi si odiavano. Poi si disse che eravamo lì per liberare gli iracheni da Saddam e dai suoi aguzzini della Guardia repubblicana. Poi si scoprì che molti dei suoi aguzzini della Guardia repubblicana, appena catturati, venivano travestiti da ufficiali del governo provvisorio insediato dagli anglo-americani e rimessi in pista. Allora si disse che bisognava restare perché gli iracheni lo volevano, infatti ci accoglievano come liberatori. Poi si scoprì che ci sparavano addosso. Allora si disse che eravamo lì per esportare la democrazia. Poi si scoprì che, già che c’eravamo, esportavamo anche la tortura (per esempio nel carcere di Abu Ghraib), della quale per altro l’Iraq era da tempo un discreto produttore. Allora Giuliano Ferrara, che è molto intelligente, disse che c’è un bella differenza fra la tortura di Saddam e la nostra: lui i torturati mica li fotografava, noi sì perché siamo democratici. Clic. Volete mettere la differenza? Allora si disse che bisognava restare per riportare la pace in Iraq, contro una guerra che prima non c’era e che avevamo scatenato noi. Poi si scoprì che la pace faceva più morti della guerra. Allora si disse che bisognava restare per combattere il terrorismo. Poi si scoprì che di terroristi, in Iraq, non ce n’erano, almeno prima dello sbarco delle truppe occidentali: ne arrivarono a migliaia da tutto il mondo arabo e ne sorsero molti in loco, dopo il nostro arrivo; insomma il terrorismo, da quando lo combattiamo, aumenta. Allora si disse che bisognava restare perché altrimenti sarebbe scoppiata la guerra civile fra sciiti e sanniti. Poi, consultando i libri di storia, si scoprì che quella irachena non conosce guerre civili, ma grazie alla nostra presenza sul posto ottenemmo anche questo risultato: scatenare la prima guerra civile della storia dell’Iraq. A questo punto il segretario di Stato americano Colin Powell ingranò la retromarcia: “Se gli iracheni non ci vogliono, ce ne andiamo”. Ma dovette andarsene lui dalla carica di segretario di Stato, rimpiazzato da Condoleezza Rice.
Le bugie che compongono
[…] La bufala delle armi di distruzione di massa, se non avesse originato una catastrofe epocale, sarebbe tutta da ridere. Come è noto nelle loro numerose ispezioni in Iraq, gli ispettori dell’Onu al seguito di Hans Blix non ne avevano trovato traccia. […]
[…] Inesistenti sul versante iracheno, le armi proibite c’erano eccome negli arsenali dei cosiddetti liberatori. Invece della democrazia, gli americani hanno esportato in Iraq le armi di distruzione di massa: così nessuno potrà più dire che non c’erano. Sono americane, è vero, ma non è il caso di sottilizzare. Un’impeccabile inchiesta-scoop del giornalista Sigfrido Ranucci, inviato da Rainews 24 che l’ha trasmessa il 7 novembre 2005, dimostra che la città santa di Fallujah fu rasa al suolo nella notte fra l’8 e il 9 novembre 2004, con migliaia di vittime civili, grazie a massicci bombardamenti di bombe al fosforo bianco, proibite da ben cinque convenzioni internazionali nei combattimenti contro obiettivi civili. Il fosforo bianco è una sorta di napalm ultimo modello che brucia la carne di chi viene a contatto. […]
(Tratto dal libro di Marco Travaglio: “La scomparsa dei fatti”)
FALLUJAH (La strage nascosta)
http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchiesta/video/fallujah_ITA.wmv
La Scomparsa dei Fatti
Ci siamo mai chiesti cos’è l’onestà intellettuale? Ci siamo mai chiesti se il nostro comportamento risponde ad un’Etica volta a migliorare questo mondo in agonia? Ci siamo mai chiesti quanto sia importante sapere se le notizie che ci vengono propinate giorno dopo giorno dai Mass-Media sono giuste o sbagliate? Ci siamo mai chiesti e preoccupati di sapere tutto su alcuni fatti di politica e di economia che stanno distruggendo questo mondo con delle grandi bugie?
Ecco, queste e altre domande dovrebbero essere gli elementi necessari per cercare di capirci qualcosa di più in questo mondo pieno di bugiardi…. Vorrei proporre in questa rubrica parte della premessa tratta dal libro di Marco Travaglio “La scomparsa dei fatti”, dove l’autore, con prove alla mano, cerca di farci capire quanto sia importante avere una visione chiarissima dei fatti, per non entrare in un sistema di informazione corrotto e ormai demolito da interessi politico-economico-sociale-ideologico.
Piero Calzona
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C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.
C’è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.
C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.
C’è chi nasconde i fatti perché si sente “embedded”, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.
C’è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non sostenere nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.
C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.
C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.
C’è chi nasconde i fatti perché “hai visto che fine hanno fatto Biagi e Santoro”.
C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al “politically correct”.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.
C’è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il “dibattito”.
C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.
C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.
C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.
C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.
C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.
C’è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel’ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede.
C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.
C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché così, poi magari, ci scappa una consulenza col governo o con
C’è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.
C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi.
Tratto dal libro di Marco Travaglio: “La scomparsa dei fatti”
OMOSESSUALITA'
OMOSESSUALITA'
Cos'è la normalità?
Si può parlare di esseri anormali quanto si parla di omosessuali?
Si possono emarginare degli esseri con caratteristiche sessuali diverse?
Quale, e se c'è, la ragione per cui questi esseri umani sono nati cosi come sono?
Di chi è la colpa?
Partiamo da un presupposto più razionale, se noi, come esseri umani, sessualmente maschio e femmina, rientriamo nel mondo dei cosiddetti "esseri normali", abbiamo una dignità di vivere, possiamo osservare le leggi, possiamo avere dei diritti e dei doveri verso la società che ci circonda, gli omosessuali non devono avere anch'essi pari dignità? Non hanno anche loro il diritto alla vita come noi, che ci consideriamo esseri nella norma?
Se il preconcetto di emarginare questi esseri umani è solo di natura sessuale a mio avviso è un preconcetto pre-medioevale, nel senso che un omosessuale avendo pari dignità, può condurre una vita eticamente uguale alla nostra, siamo stessi uomini, figli della stessa natura.
A questo punto viene da pensare che l'emarginazione di queste persone è stata plasmata nel tempo, erroneamente, da una cultura falsa, vecchia, ormai superata, ma che ancora persiste perché ci sono ancora residui oscurantisti, soprattutto di natura etico-religiosa.
Ma se noi ritorniamo indietro nel tempo e facciamo riferimento a Gesù col suo Vangelo, ci accorgiamo che tutta questa falsa visione, negli esseri omosessuali, rientra in una cultura che è stata architettata e ben congegnata dall'uomo, soprattutto dalle religioni.
Gesù nel suo Vangelo non ha mai parlato di discriminazioni tra uomini o discriminazioni razziali, tutt'altro, il Vangelo di Gesù è improntato sull'uguaglianza, sulla fratellanza, sulla tolleranza, sull'umiltà intellettuale, sull'amore; quindi l'uomo, sia bambino, vecchio, giovane, donna, ricco, povero, nero, bianco, omosessuale, ha pari dignità, indipendentemente da questi attributi.
Ci sono degli episodi che si sono verificati nel corso della storia, che analizzandoli in maniera razionale, ci possono confermare, che nella cultura di oggi c'è qualcosa che ancora non abbiamo capito.
Alcuni genitori, " quindi secondo la cultura dominate, maschio e femmina, esseri nella norma, ( ma la norma chi l'ha stabilita? ) ", molte volte non sono in grado di gestire la loro unione, e i propri figli subiscono conseguenze gravissime, allora perché negare l'adozione di bambini a persone omosessuali? Il concetto di famiglia è stato costruito nel tempo dall'uomo non da Dio, tutti gli uomini hanno bisogno di affetto compresi gli omosessuali, è scritto solamente in alcune religioni che l'unione tra maschio e femmina " esseri normali " possono avere dei figli, e gli altri? E' eticamente giusto emarginare e negare il diritto e queste naturali esigenze ad esseri che non hanno nessuna colpa della loro natura? E' giusto negare loro la possibilità di adottare un bambino? E' giusto che molti genitori si separino, anche per dei motivi banali, e abbandonando i propri figli?
A mio avviso, il preconcetto che è stato costruito sapientemente nel tempo sugli omosessuali è solo di natura sessuale, la repulsione che si ha di queste persone è in funzione di un processo complesso che abbiamo ereditato nel tempo, in quanto l'accoppiamento tra uomo e donna è giustificato dall'etica religiosa come dono donato da Dio. Ma gli esseri che vogliono convivere perché si vogliono bene e non sono uomo e donna secondo i canoni di questa cultura arcaica, a quali regole etiche devono attenersi per poter avere una vita dignitosa e visto che a questi esseri umani è negato tutto da questa nostra cultura? Si può, in questo caso, parlare di esseri umani con pari dignità?
Un po' di storia
La politica esplicitamente " razzista " del fascismo italiano contro gli omosessuali è durata circa tre anni ( dal 1936 al 1939 ), ma anche nella sua brevità l'episodio si è rivelato assai incisivo per capire la mentalità che fa ancora oggi degli omosessuali il gruppo di persone più odiato dai cittadini italiani e maggiormente colpito dall'intolleranza. In Italia il fenomeno si è evidenziato con forza nel periodo nazista, gli omosessuali erano tra i "gruppi di cittadini da colpire".
Il paradosso maggiore di tale decisione è stato questo: definire gli omosessuali in quanto " razza " , al pari degli ebrei o dei negri, quindi da eliminare, perché non facenti parte di una razza pura. Il motto era: "gli italiani sono troppo virili per essere omosessuali".
Per settant'anni gli italiani avevano ripetuto che l'omosessualità era un fenomeno di altri paesi e che quindi questa realtà doveva essere debellata con tutti i mezzi: dal pestaggio, agli arresti, alle torture, all'uccisione; tutte queste forme di repressione contro gli omosessuali non passavano attraverso il codice penale, ma venivano eseguite arbitrariamente da gruppi di seguaci della dottrina fascista, molte volte senza lasciare traccia.
Il razzismo nazista si basava sull'assunto ottocentesco secondo cui le persone omosessuali costituivano una specie di " ritorno indietro " nel cammino "darwiniano" dell'evoluzione della specie, una sorta di "involuzione", che nel gergo scientifico dell'epoca si chiamava " degenerazione " ossia individui deboli e meno adatti alla lotta per la vita, perché in quel periodo l'omosessualità era considerata una malattia mentale, ( forse ancora oggi ), quindi il programma razziale esigeva l'eliminazione di tutte quelle persone che essendo " degenerate " costituivano un handicap al trionfo del popolo tedesco nella " selezione naturale " fra i popoli.
Nel pensiero razzista essere ebreo ed essere omosessuale costituiva, alla lettera, un handicap fisico, o una imperfezione genetica, pertanto eliminare un ebreo o un omosessuale era per loro una rigenerazione della razza da tutti i geni difettosi, accelerando in questo modo l'inevitabile trionfo evoluzionistico su tutte le razze umane.
Tutto questo è avvenuto alla luce del sole, senza ostacoli, perché in Italia in quel periodo, come anche adesso, c'è un altro potere per il controllo e la repressione dell'omosessualità: la chiesa cattolica, che con la sua falsa etica ha condotto milioni di persone ad essere ostili contro queste persone, che invece fanno parte dello stesso mondo, e dovrebbero avere gli stessi diritti delle persone cosiddette normali.
ETICA LAICA (La morale come rimedio al disordine sociale) - Seconda parte -
( La morale come rimedio al disordine sociale )
Mi sono proposto in questa ricerca di non entrare nel campo della politica, se non in particolari casi. Ci vorrebbe un capitolo intero, se non addirittura un libro, per spiegare tutte le falsità che la politica di oggi e di sempre ha dimostrato nei confronti dell'Etica, della morale, però proviamo solo a sintetizzare l'essenza del problema.
Mentre l'Etica, la morale tendono a trovare soluzioni comuni per il benessere di tutti i popoli con l'unico scopo di migliorare la società per una convivenza civile, la vera ragione della politica è invece quella di vincere, ogni partito politico entra in una forte competizione ideologica verso gli avversari solo a scopo di vincere le elezioni o dimostrare che la loro ideologia è la più giusta. Il motivo principale per cui non ho intenzione di immergermi in questo mare di falsità è molto semplice. Mentre la morale viene costruita con tempi molto lunghi perché è necessario acculturare i popoli, specialmente i popoli del terzo mondo, che ne hanno più bisogno, la politica cambia la sua ideologia e le sue cosiddette regole morali in tempi brevissimi, a questo punto ecco dimostrato "il paradosso tra politica e morale".
Non si può costruire una morale con questi presupposti, se prima i cittadini del mondo non sono informati sulla vera realtà di alcuni fenomeni che ha prodotto il capitalismo, sui grossi interessi economici che ruotano attorno a grosse aziende, non sono informati sulle regole Etiche di base di cui abbiamo già parlato, non vengono aiutati per quanto riguarda, scuole, strutture sociali, strutture sanitarie, strutture economiche che darebbero la possibilità di auto gestirsi, non si può parlare di politica come il toccasana della società, perché la politica non è tollerante, non è una istituzione morale credibile.
Oggi quante persone si sono allontanate dalla politica perché non è più credibile, quante persone sono rimaste deluse dalle centinaia di promesse che ogni governo propone solo per poter racimolare una manciata di voti. E qui mi fermo, come ho detto prima ci vorrebbe un libro intero per spiegare che oggi la politica ha fallito nel suo intento etico e morale. La politica non è Etica, ma solo interesse ideologico ed economico.
La vera risoluzione a questi problemi è la vera informazione, quella obbiettiva, quella razionale, quella giusta, quella che ci viene proposta da una attenta lettura di tanti libri importati dove possiamo realmente capire le vere realtà di questo mondo.
Etica e religioni ( Riflessioni)
Non sopporto che l'Inquisizione Spagnola abbia prodotto delle atrocità che è necessario mettere in evidenza per capire la corruzione e gli interessi politici tra Stato e Chiesa.
Non sopporto che la "Santa Inquisizione" emanata dalla chiesa cattolica abbia potuto produrre massacri e torture di ogni genere, solo perché la gente incominciava a prendere coscienza di una nuova cultura, bruciando sul rogo uomini e soprattutto donne che venivano considerate streghe, oppure condannare per eresia personaggi come Galileo Galilei perché attraverso la scienza aveva sconvolto il pensiero antropocentrico del tempo con le sue straordinarie scoperte scientifiche.
Non sopporto che l'uomo abbia potuto travisare la vera essenza del Vangelo solo per interessi puramente politici tra lo Stato e
Non sopporto che il Concilio di Nicea abbia preso in considerazione solo quattro dei sessanta Vangeli cosiddetti "Apocrifi" solo per nascondere la vera storia di Gesù.
Non sopporto che un Papa come PIO XII durante il periodo nazista abbia appoggiato la politica di Hitler solo per avere dei consensi politici e per nascondersi dalla minaccia di un fenomeno che ha segnato la storia dell'uomo con genocidi, massacri e atrocità di ogni genere. Dov'era la vera cristianità dei gerarchi della chiesa in quel periodo in cui era necessario combattere ideologicamente anziché essere consenzienti?
Non sopporto che un Papa come Giovanni Paolo II non abbia saputo capire il fenomeno della sovrappopolazione, vietando persino l'uso di profilattici.
Non sopporto che Giovanni Paolo II in tanti anni di pontificato abbia beatificato decine e decine di persone, quando la vera essenza della Fede deve essere rivolta solo e unicamente a Dio? Qual è il vero significato di avere tanti Santi nella religione cattolica?
Non sopporto che lo stesso Papa nell'ultima sua Enciclica abbia vietato a una persona divorziata o separata a farsi la comunione domenicale, impedendo cosi l'esigenza degli uomini ad avvicinarsi a Dio, quindi alla Fede. Perché la religione cattolica ha il potere di travisare il vero significato del Vangelo? Perché la religione cattolica ha il potere di interdire la volontà di tanti uomini e donne divorziate o separate, senza andare a fondo nei problemi che hanno condotto queste persone a prendere queste delicate decisioni? La religione di oggi dà una valenza Etica a questi fenomeni?
Come non sopporto che quest'ultimo Papa ha avuto il coraggio e la irresponsabilità di proporre arbitrariamente di non andare a votare per i referendum sulla procreazione assistita in uno Stato che invece dovrebbe essere considerato uno STATO LAICO???
Su Papa Giovanni Paolo II, che adesso non c'è più, si sono scritte fiumi di parole, alcuni lo vogliono fare Santo subito. E' vero! E' stato un Papa straordinario rispetto ad altri Papi, per la sua cultura, la sua disponibilità al dialogo, la sua apertura ai giovani, ha aperto le porte alla scienza con dibattiti e verifiche su quella che è la situazione sociale di adesso, ma non è assolutamente sceso a compromessi rilevanti, e questo è molto grave, perché dietro tutto questo si nascondeva un Papa fortemente conservatore, seguace di dogmi costruiti sapientemente dall'uomo nel tempo per ostacolare alcuni dei problemi urgenti che si sono venuti a creare nell'età postmoderna. Di esempi ce ne sono a diecine. Forse il più importante è quello della donna, nel contesto della religione cattolica, ma d'altro canto anche in altre religioni. La donna per le varie religioni è sempre stata considerata una "sotto specie del genere umano", un essere che non può far parte della gerarchia ecclesiastica. Perché le donne non possono diventare preti? Perché le donne nel tempo hanno avuto sempre dei ruoli secondari rispetto all'uomo? Perché gli omosessuali sono ancora adesso perseguitati dalla Chiesa? Non sono anche loro persone con pari dignità? Non hanno bisogno anche loro di partecipare al mondo delle religioni? No!! Per la chiesa cattolica ed anche per altre religioni queste persone sono considerate anormali, non facenti parte del genere umano, rifiutati da tutti. Ma di chi è la colpa che sono cosi come sono? Non hanno anche loro bisogno di affetto come tutti gli altri? Quando mi son messo a scrivere la ricerca c'era un bisogno interiore di evidenziare proprio questi aspetti che apparentemente per la cultura di oggi non hanno rilevanza, ma che invece fanno parte di una cultura ancora basata su concetti oscurantisti. La gente in Papa Giovanni Paolo II, vedeva solo alcune cose, che sono state straordinariamente importanti, ma non ha visto la realtà di una religione che non avrà sbocchi perché si rifugia in dogmi ormai superati dall'evoluzione del pensiero umano. Ci vogliono alla guida spirituale delle varie religioni persone che sanno capire i problemi di oggi specialmente nel campo della bioetica, ci vogliono persone coraggiose che sanno affrontare tutte quelle riforme etiche di cui il mondo ha bisogno urgente, ci vogliono persone che non facciano differenze e discriminazioni tra uomo e donna, tra esseri cosiddetti normali e omosessuali. La cosa può sembrare banale, ma Gesù nel suo vangelo non ha mai parlato di discriminazioni, tutt'altro, secondo il Vangelo di Gesù tutti gli uomini sono uguali, tutti hanno pari dignità: bambini, vecchi, donne, uomini, persone di colore, credenti, non credenti, ma la realtà di oggi e ben diversa perché deriva da una cultura che è stata nel tempo cambiata dall'uomo, per soddisfare i propri interessi di potere. Un esempio di quello che oggi sono le religioni è evidenziato nelle guerre ideologiche o meglio guerre di potere, che trasformano la vera essenza delle religioni in gruppi di persone che a tutti i costi vogliono avere la supremazia ideologica, teocratica e non DEMOCRATICA.
Che senso ha combattere per una ideologia basata sulla teocrazia quando invece le religioni dovrebbero essere di esempio alle persone come portatrici di pace e amore. Dov'è la pace in tutto questo? Dov'è l'amore?
Se noi facciamo un'attenta analisi nella storia del mondo ci accorgiamo che parte delle guerre sono state, e lo sono ancora, di natura teocratica, un esempio emblematico lo abbiamo dalla drammatica situazione che c'è nel Medio Oriente.
Tutto ciò ci fa capire come le persone sono miopi ai veri problemi che affliggono la società. Non basta dire che un Papa è buono, bisogna capire a fondo tutti i vari meccanismi che ci sono dietro. Un altro esempio potrebbe essere la sfarzosità che regna nello Stato Vaticano, con ori, marmi e lussi di ogni genere, proprio Giovanni Paolo II, aveva regalato a Madre Teresa di Calcutta una lussuosa macchina per la sua comunità, credo che il valore sia stato di circa duecento milioni di vecchie lire, bene! Madre Teresa di Calcutta ha venduto questa auto ed il ricavato l'ha devoluto alla sua comunità. Ecco!!! Questo è un grande esempio di altruismo, forse questo gesto potrebbe essere l'essenza di quello che tutte le religioni mondiali dovrebbero proporre come modello etico per tutti gli uomini.
Non sopporto che ancora oggi le religioni abbiano il predominio assoluto su una cultura cosiddetta dominante, quando ci sono invece alcuni aspetti della società che andrebbero radicalmente cambiate.
Quindi non sopporto che la religione abbia delle influenze di natura politica in uno Stato Laico. Ma cosa ha di Laico questo Stato quando ancora il voto politico è condizionato da forti pressioni religiose che annientano la libertà di pensiero di molti cittadini.
Esiste un'Etica per cambiare questo stato di cose, in Italia e nel mondo. Questa Etica è fondamentalmente Laica!!!
Un'Etica mondiale è possibile?
Fino adesso abbiamo trattato varie argomentazioni per cercare di capire dove risiedono i mali di un'Etica che non funziona, perché è il risultato di processi ideologici ormai superate, ma tutto quello che è stato scritto ha un scopo: questa è, e vuole essere una provocazione, verso tutte quelle persone che avrebbero la possibilità di aiutare la società postmoderna con il loro contributo, ma che non lo fanno per mancanza di altruismo e di informazione sulla vera realtà, in una società che produce Esseri parassiti e non pensanti.
Aiutare il mondo verso una convivenza civile non significa solo capire il problema, ma fondamentalmente essere coscienti e agire individualmente, lottando contro una cultura corrotta. La pace nel mondo si costruisce come una casa, ognuno di noi è un mattone, se ognuno di noi dà un piccolo contributo questa casa un giorno potrà essere costruita.
Al mondo ci sono migliaia di persone che dedicano la loro vita per la pace, queste persone non conoscono colori politici, ci sono credenti, non credenti, neri, bianchi, africani, asiatici,occidentali, preti, laici, gente comune, ma hanno tutti un unico scopo, quello di combattere le ingiustizie, la corruzione, la prepotenza, sono proprio queste persone che bisogna seguire, perché il loro operato va oltre l'ideologia politica o i Credo religiosi, il loro operato è basato sull'altruismo, sulla tolleranza,sull'uguaglianza dei popoli.
Ho avuto la fortuna qualche tempo fa di partecipare ad una conferenza di un noto teologo controcorrente, che all'Università di Genova, presso la facoltà di giurisprudenza ha presentato un progetto straordinario, il tema era: "Religioni universali - Pace mondiale - Etica mondiale".
Il teologo si chiama Hans Kung, insegna all'Università di Tubinga in Svizzera, dove dirige l'istituto per la ricerca ecumenica. Ha occupato un posto di primo piano nella stesura del Concilio Vaticano II, che tra il 1962 e il 1965, modernizzò radicalmente aree chiave dell'insegnamento e della pratica cattolici.
E' forse il teologo più scomodo del nostro tempo, solamente perché ha il coraggio di raccontare attraverso i suoi numerosi libri la vera storia del cristianesimo con tutte le sue falsità, e questo gli è costata la censura vaticana.
Sta lottando incessantemente da anni, con la sua divulgazione spassionata, su temi importanti e scottanti, quali la riforma della chiesa, ed ultimamente sta lavorando ad un progetto che agli occhi di molte persone può sembrare utopia: "un'etica mondiale".
Nel settembre del 1993 si è riunita a Chicago una delegazione di tutte le religioni mondiali per sottoscrivere una dichiarazione per un'etica mondiale. A questo incontro hanno partecipato esponenti delle religioni: Bahai - Brama Kumaris - Buddhismo - Cristianesimo - Ebraismo - Giainismo - Induismo - Musulmani - Neo Pagani - Religioni Indigene - Sikh - Taoisti - Zoroastriani - Organizzazioni interreligiose, di cui faceva parte anche il professore Hans Kung.
Questo incontro non voleva essere un doppione della dichiarazione dei diritti dell'uomo, se le religioni si limitassero, in sostanza, a ripetere le enunciazioni della dichiarazione dei diritti dell'uomo delle nazioni unite, si potrebbe rinunciare ad un simile progetto, ma l'Etica è più del diritto , in realtà una dichiarazione sull'Etica mondiale dovrebbe dare un fondamento etico alla dichiarazione delle Nazioni Unite, che cosi spesso viene ignorata, lesa e violata.
Centinaia di milioni di persone nel nostro pianeta sono sempre più vittime della disoccupazione, della miseria, della fame e della distruzione delle famiglie.
La tensione tra i sessi e le generazioni hanno raggiunto un livello preoccupante,
i bambini muoiono, uccidono e vengono uccisi. Diventa sempre più grande il numero degli stati scossi da casi di corruzione politica ed economico.
La convivenza pacifica nelle nostre città è resa sempre più difficile da conflitti sociali, razziali, etnici, dalla diffusione delle tossicodipendenze, dal crimine organizzato, dall'anarchia. Il nostro paese continua ad essere devastato da speculazioni politiche, tecnologiche e ideologiche. In tanti luoghi di questo mondo capi e seguaci di religioni non cessano di alimentare aggressioni, fanatismi ed ostilità xenofobe.
La religione viene spesso sfruttata per scopi di pura politica se non addirittura per legittimare la guerra.
In un clima del genere Hans Kung, un dei promotori di questo straordinario progetto, cerca di spiegare i motivi per cui è necessario lavorare tutti insieme per la realizzazione oggettiva di una morale di base uguale per tutti.
Secondo Hans Kung è necessario la partecipazione di tutti gli stati e delle autorità delle organizzazioni internazionali per giungere ad un accordo giusto.
Nessuno oggi potrebbe ancora contestare seriamente il fatto che un'epoca del mondo, caratterizzata rispetto a ogni altra epoca precedente da una politica, da una tecnologia, da una economia e da una civiltà di dimensioni mondiali, abbia bisogno di un'Etica mondiale, cioè di un consenso di fondo per quanto riguarda i valori morali di base.
Oggi non basta aiutare i popoli del terzo mondo solo inviando ingenti quantità di generi per il loro fabbisogno nutrizionale, c'è anche, e soprattutto, bisogno di un valido aiuto culturale, per far uscire loro da una cultura molto rallentata rispetto alla nostra, acculturare queste persone significa dare loro la possibilità di costruire le strutture portanti dell'economia, della politica, dare loro, quindi, la possibilità di auto gestirsi e non dipendere sempre dagli altri popoli, insegnare infine i valori etici di base che sono il cibo più importante di cui loro hanno bisogno.
Per un'Etica mondiale non si intende un'ideologia mondiale, né una religione mondiale unitaria al di là di tutte le religioni esistenti e neppure un miscuglio di tutte le religioni.
L'umanità è stanca di ideologie unitarie, e le religioni del mondo sono in ogni caso cosi diverse di Fede e dogmi nei loro simboli e riti che una unificazione sarebbe assurda.
Un'Etica mondiale si propone di dare risalto a quello che già ora, nonostante tutte le divergenze, è comune alle religioni del mondo, e precisamente per quanto riguarda il comportamento umano, i valori e le convinzioni morali fondamentali.
In altre parole ad un minimo di ciò che già ora è comune alle religioni del mondo per quanto riguarda l'etica, tutto questo è rivolto a credenti e non credenti.
Un esempio emblematico di come alcune regole di base sono comuni a tutte le religioni ci viene dato dalla "regola aurea":
Confucio: "Quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini".
Rabbi Hillel: "(
Gesù di Nazaret: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro".
Islam: "Nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello
quello che desidera per te stesso".
Giainismo: "L'uomo dovrebbe comportarsi con indifferenza nei confronti di tutte le realtà mondane e trattare tutte le creature del mondo come egli stesso vorreste essere trattato".
Buddismo: "Uno stato che non è gradevole o piacevole per me, non deve esserlo neppure per lui; e uno stato che non è gradevole o piacevole per me, come posso io prenderlo per un altro?"
Induismo: "Non ci si dovrebbe comportare con gli altri in modo che sarebbe sgradevole a noi stessi; questa è l'essenza della morale".
Questo ci conferma che in effetti esiste già nell'uomo una morale di base in tutte le religioni, tra credenti e non credenti. Questa morale di base può essere verificata ed evidenziata attraverso la vita quotidiana dei cittadini del mondo.
Quali potrebbero essere queste regole di base?
Indipendentemente dalle religioni del mondo, la nostra coscienza morale sa e deve differenziare il bene dal male, si prova repulsione a vedere uccidere dei bambini, a lasciar morire di fame molte persone che non hanno da mangiare, ad abbandonare i deboli, gli ammalati, gli andicappati.
Queste poche, ma importanti, regole di base ci possono aiutare a risolvere regole più complesse, certo! Come abbiamo visto e spiegato il fenomeno del "darwinismo sociale", non tutti rispondono a queste regole di base, altrimenti il problema sarebbe risolto, ci sono al mondo uomini che preferiscono il potere alla morale, ma il punto è proprio questo, la stragrande maggioranza delle persone del mondo risponde a una morale di base, i despoti sono una minoranza, solo che la loro ideologia politica ha il sopravvento, con la forza, sulla maggioranza delle persone. Da questo emerge che si deve, quindi, combattere verso quelle persone che negano aprioristicamente queste regole di base, una lotta che deve essere rivolta contro il potere capitalistico che nell'età postmoderna è quello che legalmente sta producendo più danni che benefici; i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma questo è un problema che tratteremo più ampiamente nel capitolo: "Diritti dell'uomo e fame nel mondo". Per adesso ci siamo limitati ad esporre in maniera molto sintetica i principali problemi dell'etica per poter prendere coscienza dei problemi più urgenti da adottare individualmente. Solo attraverso una sensibilizzazione capillare sarà possibile un giorno uscire da questa situazione, ma io sono stato sempre ottimista e il motivo di questa ricerca spero sia una valida prova. Credo profondamente nell'uomo. Quando affermo che credo nell'Uomo, intendo credere ad una trasformazione culturale, lenta e graduale, prendendo come riferimento dei personaggi nella storia della nostra civiltà, che ci hanno insegnato cose profondamente importanti, per poter ovviare agli errori che si sono commessi e che si commettono in un contesto di negligenza politica, religiosa e ideologica. Ci sono stati degli Uomini e delle Donne che hanno dato dei messaggi assai importanti per una convivenza civile. Di esempi ce ne sono a centinaia, cito alcuni esempi emblematici: Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Martin Luther King, Martin Lutero e tanti, tanti altri, l'elenco sarebbe veramente lungo se dovessimo fare un'attenta analisi di questi personaggi, che con le loro idee di giustizia e di altruismo, hanno dato persino la loro vita per combattere i mali di questo mondo. Credo in quegli Uomini che ci danno dei riferimenti molto potenti e ben delineati di quella che è la giustizia, e nello stesso tempo ci danno e ci hanno dato gli elementi basilari per poter combattere ideologicamente una società corrotta dalla sete di potere. so anche che i tempi delle trasformazioni culturali sono molto lunghi, ma questo non significa che sia impossibile raggiungere dei risultati più accettabili di quelli di adesso, quindi lotterò su questi temi con forza, cercherò di documentarmi sempre di più per poter trasferire la mia esperienza e dare un piccolo ma importante contributo, divulgando un messaggio di pace e di speranza.
Il caso Welby
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell'Associazione Coscioni
21 settembre 2006
Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l'aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.
Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.
La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".
L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.
Una legge sull'eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L'associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l'impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell'alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L'opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.
Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che "di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale". Ma che cosa c'è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c'è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c'è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l'aria nei polmoni? Che cosa c'è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l'ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente "biologica" - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.
Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.
Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.
Il mio sogno, anche come co-Presidente dell'Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l'eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.
Piergiorgio Welby
EUTANASIA
EUTANASIA
Cos'è l'eutanasia?
Eutanasia in greco antico significa, " buona morte ", oggi con questo termine si definisce correntemente l'intervento medico volto ad abbreviare l'agonia di un malato terminale.
Si parla di " eutanasia passiva " quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato, di " eutanasia attiva " quando il medico causa direttamente, la morte del malato, di " eutanasia attiva volontaria " quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato.
Un po' di storia
Nella Grecia antica il suicidio riscuoteva un'alta considerazione : si supponeva che ognuno fosse libero di disporre come meglio credesse della propria vita. L'assistenza al suicidio nel mondo classico non è stata proibita fino all'avvento al potere del cristianesimo.
Oggi il problema dell'eutanasia viene riproposto sulla base di riconoscere il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria esistenza, in particolare nel caso di malati terminali, quando ormai le cure non hanno più effetto e il malato è in una fase molto critica della sua esistenza, dovuta soprattutto alla grande sofferenza fisica.
Il problema dell'eutanasia non è cosi semplice, ci sono in bioetica varie correnti pensiero, quindi ci sono i pro e i contro, noi in questo conteso, come abbiamo fatto finora, cerchiamo di osservare il problema dal punto di vista laico ponendo l'uomo al centro delle sue decisioni ultime. E' molto importante entrare nell'ottica laica perché fondamentalmente l'uomo consapevole dello stadio terminale della sua esistenza "può e deve decidere sulla sua vita", non si può ricorrere all'accanimento terapeutico contro la volontà del malato solo perché ci sono delle regole arcaiche che ne impediscono questa libertà di scelta.
Legislazione italiana
L'eutanasia attiva non è assolutamente "normata" dai codici del nostro paese: ragione per cui essa è paragonabile all'omicidio volontario ( art. 575 del codice penale ), nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene sono previste dall'articolo 579 - ( omicidio consenziente ), e vanno comunque dai sei ai quindici anni.
Anche il suicidio assistito è considerato un reato, ai sensi dell'articolo 580.
Nel caso di eutanasia passiva, pur essendo anch'essa proibita, la difficoltà nel dimostrare la colpevolezza la rende più sfuggente ad eventuali denunce.
La differenza sostanziale che viene prospettata da queste leggi è sempre dovuta alla falsa interpretazione del fenomeno eutanasia, e cioè , la distinzione che c'è tra l'uccidere e il lasciar morire, è una differenza dovuta tra la cultura religiosa e quella laica più liberale, dare spazio alle proprie decisioni non è uccidere.
La posizione cattolica
Secondo la chiesa cattolica, la vita è stata donata da Dio , e solo Lui può disporre: ragion per cui l'eutanasia è un omicidio. L'uomo quindi nella sua fase terminale è destinato a soffrire senza che la sua decisione e la sua libertà venga riconosciuta.
E' chiaro che una posizione del genere si pone esclusivamente dal punto di vista del medico, e mai dal punto di vista del paziente sofferente. In passato, anzi, talvolta questa sofferenza era ritenuta un modo di "partecipare" alla passione di Cristo: e ancora oggi l'Italia è clamorosamente indietro nella somministrazione di morfina per alleviare le sofferenze dei malati terminali.
Comunque non tutte le chiese cristiane la pensano cosi: diverse chiese protestanti hanno assunto posizioni più liberali, e alcune chiese minori riconoscono apertamente il diritto dell'individuo di disporre della propria vita. Per i valdesi l'eutanasia "è un diritto che va riconosciuto".
La posizione di alcuni paesi all'estero
AUSTRALIA: In alcuni stati le direttive per quanto riguarda l'essere d'accordo per l'eutanasia hanno valore legale. I territori del nord avevano legalizzato nel 1996 l'eutanasia attiva volontaria, provvedimento annullato dieci anni dopo dal parlamento federale.
BELGIO: Il 25 ottobre 2001 il senato ha approvato, con 44 voti favorevoli contro 23, un progetto di legge volto a disciplinare l'eutanasia. Il 16 maggio2002 anche la camera ha dato il suo consenso.
CANADA: Negli stati di Manitoba e Ontario ci sono già le leggi a favore dell'eutanasia che vengono applicate regolarmente ai malati terminali.
CINA: Una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l'eutanasia ai malati terminali.
COLOMBIA: La pratica è consentita in seguito al pronunciamento della corte costituzionale, ma una legge non è stata mai varata.
DANIMARCA: L'eutanasia ha valore legale. I parenti del malato possono autorizzare l'interruzione delle cure.
GERMANIA: Il suicidio assistito non è reato, purché il malato sia consapevole delle proprie azioni.
PAESI BASSI: Dopo varie lotte l'eutanasia è stata depenalizzata, il 28 novembre del 2000 il parlamento ha approvato la legalizzazione vera e propria dell'eutanasia. A partire dall'1 Aprile 2002 la legge è entrata effettivamente in vigore.
SVIZZERA: Su richiesta del paziente è ammessa l'eutanasia, il medico deve limitarsi a fornire i farmaci al malato.
STATI UNITI: L'eutanasia è stata accettata da quasi tutti gli stati - nello stato dell'Oregon il malato può richiedere i farmaci letali, ma la legge è bloccata per l'opposizione di un tribunale federale.
SVEZIA: L'eutanasia è depenalizzata.
Verrà pubblicata al più presto la lettera aperta che Piergiorgio Welby ha inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
IL CASO WELBY
Voglio riportare un piccolo articolo che è apparso sul quotidiano "Il SecoloXIX" del 17/12/2006 scritto da Elso Noro, è un articolo che in poche righe l'autore mette in evidenza i paradossi dogmatici che ci sono ancora nella religione cattolica.
IL CASO WELBY
LE CONTRADDIZIONI DEL PAPA
Il Papa lancia anatemi contro l'intenzione di staccare la spina in questo caso particolare di malattia terminale, motivando tale posizione con piena consapevolezza che la vicenda Welby possa essere solo la prima di una lunga serie. Può essere che il Vaticano si sia infilato in una strada senza uscita. Afferma in continuazione che solo Dio può dare la vita e solo Lui può toglierla. Nulla da obiettare in tal senso. Ma a questo punto occorre ricordare che, se tutti i Welby d'Italia in questo momento sono in vita, questo è in netto contrasto con il disegno Divino. Infatti, senza terapie mediche che l'intervento umano ha reso possibili, queste persone avrebbero avuto il destino segnato e Dio avrebbe tolto loro la vita molto prima. Tenere in vita un uomo che, sarebbe già morto molti anni fa non va contro il corso naturale delle cose? Penso che forse vada addirittura contro la volontà Divina.
DIO E L'UOMO (Terza parte)
La legge di Dio è stata cambiata dall'uomo.
Ebraismo
E' una frase su cui è basato questo libro, riporterò alcuni dei cambiamenti che nell'ebraismo e non solo, l'uomo attraverso il tempo ha cambiato arbitrariamente.
Dalle tavole di Mosè (TORA') i famosi dieci comandamenti che Dio ha dato a Mosè,gli ebrei hanno elaborato prima
Seconda fase TALMUD
Nei tre secoli seguenti - si tratta dell'enorme lavoro di molte generazioni - anche
Ciò avvenne mediante
Il TALMUD è dunque , al di là di tutti gli ampliamenti edificanti, semplicemente un gigantesco commento alla MISHNA', nella misura in cui i trattati di questa sono ancora rilevanti dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme. Esso si è imposto universalmente nell'ebraismo .
Nel TALMUD si contano 613 precetti, di cui 365 divieti.
Dio ha dato solo i DIECI COMANDAMENTI , come può un popolo convivere nell'età postmoderna con 365 divieti?
Ma questo non succede solo nella religione ebraica , se si pensa al divieto cristiano cattolico sulla contraccezione appoggiato da Giovanni Paolo II vuol dire che anche questo Papa ha ignorato la gravità delle numerose nascite, soprattutto nel terzo mondo dove non esiste il controllo sulle nascite.
Da alcune indagini si evidenzia che al tempo di Cristo vivevano sul nostro pianeta circa 200 milioni di persone - al tempo della scoperta dell'America 500 milioni - verso la metà del secolo XVIII, 700 milioni - con la rivoluzione industriale 1830, circa 1 miliardo - raddoppia nel 1925 ed un nuovo raddoppio nel 1975 con 4 miliardi - alla fine del 2000 circa 6,4 miliardi - si prevede che nel 2025 saremo 8,5 miliardi. Da tutto questo anche Giovanni Paolo II non ha imparato niente. Si è limitato a tacere su questo problema fondamentale dell'umanità.
Una distinzione molto evidente tra la religione ebraica e quella cristiana è che gli ebrei non accettano Gesù Cristo come figlio di Dio, non ammettono
Tolleranza tra i popoli.
Nel trattato di Camp David formulato dall'ONU per la pace in Medio Oriente, Israele chiede terra in cambio di pace. Non bisognerebbe cedere all'aggressività e all'ostinazione, ma si dovrebbe impiegare il denaro in ricostruzioni di case, industrie, strutture sociali, scuole pubbliche rinunciando ad investire ingenti quantità di soldi in armamenti.
Si e vero! E' molto facile teorizzare, tutto ciò può essere considerata una utopia , ma è l'unico modo per avvicinare tutti i popoli ad una vita più semplice e meno complessa di quella di oggi, attraverso la tolleranza e il perdono. Saper perdonare potrebbe essere la chiave per una pace duratura per tutti i popoli.
Possiamo trarre insegnamento dagli episodi degli ultimi decenni - crollo del fascismo - crollo del muro di Berlino - crollo del comunismo - nascita di associazioni umanitarie - unificazione dell'Europa che scongiura guerre - costituzione dell'ONU - primi tentativi di coalizione mondiale.
Si và quindi verso una globalizzazione della cultura che non deve essere pura utopia, ma realtà concreta. Ed è quello che Hans kung con questi messaggi forti porge all'umanità come speranza per un mondo migliore.
Come vedi cara Lara, ho cercato di ritagliare alcuni piccoli frammenti di un lungo tema, su cui l'uomo nel tempo ha scritto fiumi di parole, senza mai arrivare a decifrare questi codici che rimangono ancora come mistero principale dell'uomo nell'età post moderna, ma giustamente tu mi dirai!!! Come si fa a decifrare l'irrazionale in quanto tale?
Vedi, ho cercato di raccogliere più elementi possibili per poter rispondere a qualche domanda che durante la nostra esistenza è inevitabile porci, ho cercato in qualche modo di spiegare quali sono i motivi per credere in un intervento di tipo razionale per combattere tutte queste guerre disumane che affliggono intere popolazioni e persone innocenti. Sono solo questi i miei veri motivi di pura razionalità, quella consapevolezza che abbiamo della realtà che ci consente di capire dove si celano i mali sociali, specialmente in alcuni paesi del Medio Oriente, in cui c'è bisogno urgente di uscire da una cultura basata sulla teocrazia, con questo non voglio dire di far abbandonare la loro religione, mi pare di aver già detto che è molto difficile abbandonare le proprie tradizioni, ma non è impossibile modificare il processo etico, un processo che avrebbe la facoltà di promuovere, anche se con tempi lunghissimi, una pace duratura, basata sulla tolleranza, sul rispetto e non "sullo scontro tra religioni".
Io credo profondamente in Dio, ma il mio Dio è diverso da quello che propongono le religioni, la ragione per cui credo è legata al mondo che mi circonda, ai miei sentimenti, al rispetto che nutro per le persone che mi stanno vicino ad un qualcosa che è dentro di me che non si può assolutamente spiegare con la nostra logica. Ciò si potrebbe chiamare "FEDE" e questo è il motivo per cui ho un forte desiderio di trasmetterlo ad altre persone.
Vedi Lara, in tutto quello che hai letto emerge un componente che a mio avviso è molto importante: " L'Etica e l'Uomo ". non è Dio ad aver dato delle leggi errate, ma è stato l'uomo, nel tempo a travisarle, a cambiarle per forti interessi di potere, l'uomo è accecato da questa componente e non si rende conto che la vita è solo una piccola parte nella nostra esistenza, una sorta di transizione. Solo se l'uomo risolverà i suoi problemi etici darà più spazio al trascendente, darà più spazio all'altruismo, come darà più spazio ad una riflessione sul mondo che ci circonda, prendendo coscienza di una realtà che non è fatta solo di guerre, di ingiustizie, di soprusi. Solo così arriverà da solo, con le proprie capacità, a riconoscere che abbiamo bisogno di conoscere
Sento che il tema di Dio, forse, è più grande delle mie possibilità di trasmettere quello che sento veramente, ma ho tentato almeno di far emergere le mie principali ragioni che non risiedono nel vero Dio come Creatore del mondo, ma in noi stessi, come persone consapevoli delle nostre azioni e razionalmente capaci di discriminare quello che è bene fare per poter uscire da situazioni complesse come quelle che si verificano nella società di oggi. Io sono laico, potrei definirmi anche anarchico, ma è una parola troppo grossa, in effetti vorrei crederci nelle istituzioni, ma ultimamente mi viene impedito da situazioni politiche e sociali molto complesse. Come laico ho sempre sentito il bisogno di risolvere tutti questi problemi con la razionalità, con la nostra consapevolezza, ecco perchè do molta valenza alle realtà oggettive. Con questo non nego la possibilità, come ho detto da qualche parte, dell'esistenza di qualche Entità necessaria alla nostra esistenza. Il bisogno di credere è molto forte, ma nello stesso tempo è urgente risolvere i nostri problemi terreni con le nostre capacità e non con l'aiuto di Dio come vogliono far credere i credenti. Fino adesso non c'è stato nessun Dio che si è curato dei nostri problemi terreni, se non fosse per le nostre capacità razionali il mondo sarebbe in una situazione ancora peggiore di quella di adesso e questo ce lo dimostra inequivocabilmente la drammatica situazione dei paesi del Medio oriente, che ancora sperano nell'aiuto di Dio per risolvere i loro problemi con le guerre sante, ma se sono "Sante", perchè producono migliaia di morti di persone innocenti???
Ecco Lara, questo è il mio pensiero, che deriva da straordinarie letture fatte da quando ero ancora bambino. E' solo una sintesi, ci sono tante altre cose importanti che potrei aggiungere, l'argomento è molto complesso, ma spero di averti comunicato l'essenza, senz'altro soggettiva, del rapporto tra Uomo e Dio, un rapporto che non avrà mai fine perchè non c'è nessun mezzo culturale per poterlo spiegare razionalmente, ma che rimane sempre aperto perchè è l'unico modo per poter sperare che tutte le cose che ci circondano abbiano un significato per la nostra esistenza e non siano solo pura illusione, questo unico significato si potrebbe chiamare Fede.
Con affetto,
Piero
DIO E L'UOMO (Seconda parte)
La domanda a cui faccio riferimento, come dicevo prima è: su quasi sette miliardi di persone sulla nostra terra, perché ci sono centinaia di religioni diverse? Non siamo tutti figli della stessa natura? Non abbiamo il diritto di essere tutti figli dello stesso Dio?
In questi anni su questa domanda mi sono soffermato molto perché con la lettura di vari libri ho cercato di capire il problema non solo dal punto di vista trascendentale, ma soprattutto etico. Ecco perché ho dedicato un intero capitolo all'etica e alla bioetica.
Tutto questo perché? Per poter capire le norme comportamentali dei vari popoli e la loro evoluzione culturale in maniera più razionale che irrazionale, mi sono accorto che se l'uomo di oggi non risolve i propri problemi in maniera razionale non ne verrà mai a capo.
Un esempio emblematico è quello che succede nel Medio Oriente, le religioni, i fondamentalismi e gli integralismi religiosi portano ad estremismi esasperati, quindi a guerre ingiuste, sanguinarie, le cosiddette "Guerre Sante". Questa è l'unica ragione per cui credo in un processo razionale. Se vogliamo bonificare una cultura che è ormai lacerata da ideologie false, dovute appunto a questi fenomeni, solo con un processo etico, con una rivoluzione culturale lenta e graduale si potrà uscire da questa complessa situazione politico-sociale-religiosa.
Ho avuto la fortuna qualche tempo fa di partecipare ad una conferenza di un noto teologo controcorrente, che all'Università di Genova, presso la facoltà di giurisprudenza ha presentato un progetto straordinario, il tema era: "Religioni universali - pace mondiale - etica mondiale".
Il teologo si chiama Hans Kung, insegna all'Università di Tubinga in Svizzera, dove dirige l'istituto per la ricerca ecumenica. Ha occupato un posto di primo piano nella stesura del Concilio Vaticano II, che tra il 1962 e il 1965, modernizzò radicalmente aree chiave dell'insegnamento e della pratica cattolici.
E' forse il teologo più scomodo del nostro tempo, solamente perché ha il coraggio di raccontare attraverso i suoi numerosi libri la vera storia del cristianesimo con tutte le sue falsità, e questo gli è costata la censura vaticana.
Sta lottando incessantemente da anni, con la sua divulgazione spassionata, su temi importanti e scottanti, quali la riforma della chiesa, ed ultimamente sta lavorando ad un progetto che agli occhi di molte persone può sembrare utopia: "un'Etica Mondiale".
Nel settembre del 1993 si è riunita a Chicago una delegazione di tutte le religioni mondiali per sottoscrivere una dichiarazione per un'etica mondiale. A questo incontro hanno partecipato esponenti delle religioni: Bahai - Brama Kumaris - Buddhismo - Cristianesimo - Ebraismo - Giainismo - Induismo - Musulmani - Neo Pagani - Religioni Indigene - Sikh - Taoisti - Zoroastriani - Organizzazioni interreligiose, di cui faceva parte anche il professore Hans Kung.
Questo incontro non voleva essere un doppione della dichiarazione dei diritti dell'uomo, se le religioni si limitassero, in sostanza, a ripetere le enunciazioni della dichiarazione dei diritti dell'uomo delle nazioni unite, si potrebbe rinunciare ad un simile progetto, ma l'etica è più del diritto , in realtà una dichiarazione sull'etica mondiale dovrebbe dare un fondamento etico alla dichiarazione delle nazioni unite, che così spesso viene ignorata, lesa e violata.
Secondo Hans Kung è necessario la partecipazione di tutti gli stati e delle autorità delle organizzazioni internazionali per giungere ad un accordo giusto.
Nessuno oggi potrebbe ancora contestare seriamente il fatto che un'epoca del mondo, caratterizzata rispetto a ogni altra epoca precedente da una politica, da una tecnologia, da una economia e da una civiltà di dimensioni mondiali, abbia bisogno di un'etica mondiale, cioè di un consenso di fondo per quanto riguarda i valori morali di base.
Oggi non basta aiutare i popoli del terzo mondo solo inviando ingenti quantità di generi per il loro fabbisogno nutrizionale, c'è anche, e soprattutto, bisogno di un valido aiuto culturale, per far uscire loro da una cultura molto rallentata rispetto alla nostra, acculturare queste persone significa dare loro la possibilità di costruire le strutture portanti dell'economia, della politica, dare loro, quindi, la possibilità di auto gestirsi e non dipendere sempre dagli altri popoli, insegnare, infine, i valori etici di base che sono il cibo più importante di cui loro hanno bisogno.
Per un'etica mondiale non si intende un'ideologia mondiale, né una religione mondiale unitaria al di là di tutte le religioni esistenti e neppure un miscuglio di tutte le religioni.
L'umanità è stanca di ideologie unitarie, e le religioni del mondo sono in ogni caso così diverse di fede e dogmi nei loro simboli e riti che una unificazione sarebbe assurda.
Un'etica mondiale si propone di dare risalto a quello che già ora, nonostante tutte le divergenze, è comune alle religioni del mondo, e precisamente per quanto riguarda il comportamento umano, i valori e le convinzioni morali fondamentali.
In altre parole ad un minimo di ciò che già ora è comune alle religioni del mondo per quanto riguarda l'etica, tutto questo è rivolto a credenti e non credenti.
Un esempio emblematico di come alcune regole di base sono comuni a tutte le religioni ci viene dato dalla "Regola Aurea":
Confucio: " Quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini " .
Rabbi Hillel: " (
Gesù di Nazaret: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro ".
Islam: " Nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello
quello che desidera per te stesso ".
Giainismo: " L'uomo dovrebbe comportarsi con indifferenza nei confronti di tutte le realtà mondane e trattare tutte le creature del mondo come egli stesso vorreste essere trattato ".
Buddismo: " Uno stato che non è gradevole o piacevole per me, non deve esserlo neppure per lui; e uno stato che non è gradevole o piacevole per me, come posso io prenderlo per un altro? "
Induismo: " Non ci si dovrebbe comportare con gli altri in modo che sarebbe sgradevole a noi stessi; questa è l'essenza della morale ".
Questo ci conferma che in effetti esiste già nell'uomo una morale di base in tutte le religioni, tra credenti e non credenti. Questa morale di base può essere verificata ed evidenziata attraverso la vita quotidiana dei cittadini del mondo.
Quali potrebbero essere queste regole di base?
Indipendentemente dalle religioni del mondo, la nostra coscienza morale sa e deve differenziare il bene dal male, si prova repulsione a vedere uccidere dei bambini, a lasciar morire di fame molte persone che non hanno da mangiare, ad abbandonare i deboli, gli ammalati, gli handicappati.
Queste poche, ma importanti, regole di base ci possono aiutare a risolvere regole più complesse, certo! Come emerge nel fenomeno del " darwinismo sociale ", che ho cercato di sviluppare nella mia ricerca, non tutti rispondono a queste regole di base, altrimenti il problema sarebbe risolto, ci sono al mondo uomini che preferiscono il potere alla morale, ma il punto è proprio questo, la stragrande maggioranza delle persone del mondo risponde a una morale di base, i despoti sono una minoranza, solo che la loro ideologia politica ha il sopravvento, con la forza, sulla maggioranza delle persone, che un famoso autore, Umberto Eco, nel suo ultimo libro "A passo di gambero", chiama: "La retorica della prevaricazione".
Da questo emerge che si deve, quindi, combattere verso quelle persone che negano aprioristicamente queste regole di base, una lotta che deve essere rivolta contro il potere capitalistico e ideologico, che nell'età postmoderna è quello che legalmente sta producendo più danni che benefici; i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Solo attraverso una sensibilizzazione capillare sarà possibile un giorno uscire da questa situazione, ma io, cara Lara, sono stato sempre ottimista, credo profondamente nell'uguaglianza dei popoli e il motivo per cui ti descrivo il mio pensiero spero sia una valida prova. Credo profondamente nell'uomo, so anche che i tempi delle trasformazioni culturali sono molto lunghi, ma questo non significa che sia impossibile raggiungere dei risultati più accettabili di quelli di adesso, quindi lotterò su questi temi con forza, cercherò di documentarmi sempre di più per poter trasferire la mia esperienza e dare un piccolo ma importante contributo, divulgando un messaggio di pace e di speranza.
Religioni importanti del mondo
Generalità
Religione Dell'America delNord Del Mondo
Cristiani 241.147.000 1.869.751.000
-- Cattolici Romani 97.892.000 1.042.501.000
-- Protestante 97.176.000 382.374.000
-- Ortodossi 6.062.000 173.560.000
-- Anglican 7.404.000 75.847.000
-- Altri Cristiani 32.614.000 195.470.000
Musulmani 3.332.000 1.014.372.000
Nonreligious 24.718.000 912.874.000
Hindus 1.285.000 751.360.000
Buddisti 565.000 334.002.000
Atheists 1.336.000 241.852.000
Religionists Piega Cinese 123.000 140.956.000
Nuovi-Religionists 1.439.000 123.765.000
Tribali-Religionists 41.000 99.736.000
Sikhs 257.000 19.853.000
Ebrei 6.850.000 18.153.000
Shamanists 1.000 10.854.000
Confucians 26.000 6.230.000
Baha'is 370.000 5.742.000
Jains 4.000 3.927.000
Shintoists 1.000 3.336.000
L'Altra Di Religioni 491.000 19.183.000
Popolazione Totale 281.986.000 5.575.954.000
Le principali religioni del mondo
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religioni > a-z |
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Storia Geografia Aborigeni (AU) Adidam |
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Cattolicesimo |
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Ifa |
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Paganesimo |
Vedi, il motivo per cui ho inserito questo lungo elenco non è provocatorio, ma è una realtà vera, noi viviamo in un mondo dove ogni popolo ha il suo Dio, ogni popolo ha il suo credo, e bisogna rispettare questo stato di cose perché deriva da una storia millenaria costruita da ogni popolo e cambiarla non è cosi facile. E' importante capire che tutti gli uomini hanno un innato desiderio del trascendente, una ricerca che è iniziata dall'alba della civiltà. L'uomo ha sempre sentito il bisogno di chiedersi il perché della sua esistenza, e questa è forse la ragione unica e comune a tutti i popoli: credere in una Entità Divina. ma quello che oggi conta non è tanto la ricerca di questa Entità Divina, ma l'unione etica di base che dovrebbe essere comune a tutti i popoli, come dice il noto teologo Hans Kung: " Non c'è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Non c'è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni. Non c'è dialogo tra le religioni senza una ricerca sui fondamenti delle religioni ".
Solo se saranno soddisfatte queste premesse il mondo potrà cambiare, è poco importante che il Dio in cui si crede sia Induista, Buddista, Cristiano, o di altre religioni. La pace nel mondo si costruisce soprattutto con la nostra volontà razionale, indipendentemente dal Dio in cui si crede.
Un altro libro a cui ho fatto riferimento nelle mie ricerche è "Dio esiste?" Sempre del professor Hans Kung. Sono dei libri molto impegnativi, diciamo che è il mio autore preferito, anche perché affronta il problema teologico in maniera esauriente.
Ho già letto una diecina di suoi libri tra cui " Cristianesimo " " Ebraismo " di circa mille pagine, è una trilogia, è uscito da poco il terzo libro: " Islam ", ti assicuro che è un uomo straordinario, ha una cultura aperta e profonda, affronta questi temi con passione e determinazione ed ha la capacità di saper trasferire un messaggio di pace e non di parte, quindi obbiettivo, criticando dove c'è da criticare, ma più che una critica è il resoconto di alcune realtà tangibili su alcune situazioni estremamente delicate sulle religioni monoteiste.
Dio esiste? E se esiste chi è? Molti sono i perplessi e i disorientati, gli indecisi e gli scettici. Dubitano della loro fede, ma anche del loro dubbio. E comunque rimane in tutti il desiderio della certezza. Perciò il dibattito è ancora oggi vivo, nell'ambito delle confessioni tradizionali e delle nuove ideologie, tra cattolici, protestanti, ortodossi, cristiani ed ebrei, credenti, atei o nichilisti.
Nell'affrontare il difficile, ma anche affascinante, problema di indicare un fondamento della fede, Hans Kung risale all'inizio dell'era moderna, ma più che delineare una storia della filosofia e delle idee, fa piuttosto rivivere i dubbi e gli interrogativi in materia di fede di uomini concreti.
La risposta di Hans Kung è: sì! Dio esiste. " E anche noi, uomini del XXI secolo, possiamo credere a Dio in modo razionale. Anzi, si può realizzare la vera libertà, uguaglianza e fratellanza, l'umanità, la giustizia sociale e il progresso scientifico, proprio se e perché crediamo in Dio ".
Per metà del libro, di quasi mille pagine, Hans Kung illustra in maniera molto chiara il pensiero filosofico e teologico, quindi le varie fasi, attraverso personaggi come: Renè Descartes, Blaise Pascal, Georg Friedrich, Hegel, Ludwig Feuerbach, Auguste Comte, Pierre Teilhard de Cardin, Alfred N. Whitehead, Kark Marx, Sigmund Freud, Friedrich Nietzsche, Schopenhauer, Karl Barth, Immanuel Kant.
Nella seconda metà del libro spiega le ragioni per cui è necessario credere in Dio.
Nessuno può dimostrare razionalmente la fede, come nessuno può spiegare le emozioni, i sentimenti, l'amore, la bontà, la carità, tutto questo è già motivo di fede, di fiducia verso il prossimo. E' così che Hans Kung inizia il processo o il tentativo di spiegare la fede.
La fede è qualcosa che è dentro ognuno di noi, e che si manifesta con la fiducia negli altri, che Hans Kung chiama: "fiducia di fondo".
Dopo un lungo e tortuoso viaggio tra i vari filosofi e teologi nel quale è emerso il fenomeno dell'ateismo e del nichilismo dove l'uomo non ha mai preso dei frutti positivi si arriva all'unica forma di capire il mondo e la natura dell'uomo attraverso la fiducia che è razionalmente impossibile spiegare: " La fede ".
Per credere in Dio bisogna avere questa fiducia, e la fiducia è nell'uomo, come l'amore per il prossimo, anche la fiducia dà quella sicurezza di capire e credere in un Dio come colui che ci ha dato la vita e attraverso la vita la consapevolezza di noi stessi e degli altri, quindi distinguere quello che è bene e quello che è male. Noi siamo liberi nel pensare, nell'agire, ed è proprio questo che ci da la possibilità di valutare e di arrivare inequivocabilmente al desiderio di un'Entità necessaria alla nostra esistenza.
Solo se saranno soddisfatte queste premesse il mondo potrà cambiare, è poco importante che il Dio in cui si crede sia Induista, Buddista, Cristiano, o di altre religioni. La pace nel mondo si costruisce soprattutto con la nostra volontà razionale, indipendentemente dal Dio in cui si crede.
Un altro libro a cui ho fatto riferimento nelle mie ricerche è "Dio esiste?" Sempre del professor Hans Kung. Sono dei libri molto impegnativi, diciamo che è il mio autore preferito, anche perché affronta il problema teologico in maniera esauriente.
Ho già letto una diecina di suoi libri tra cui " Cristianesimo " " Ebraismo " di circa mille pagine, è una trilogia, è uscito da poco il terzo libro: " Islam ", ti assicuro che è un uomo straordinario, ha una cultura aperta e profonda, affronta questi temi con passione e determinazione ed ha la capacità di saper trasferire un messaggio di pace e non di parte, quindi obbiettivo, criticando dove c'è da criticare, ma più che una critica è il resoconto di alcune realtà tangibili su alcune situazioni estremamente delicate sulle religioni monoteiste.
Dio esiste? E se esiste chi è? Molti sono i perplessi e i disorientati, gli indecisi e gli scettici. Dubitano della loro fede, ma anche del loro dubbio. E comunque rimane in tutti il desiderio della certezza. Perciò il dibattito è ancora oggi vivo, nell'ambito delle confessioni tradizionali e delle nuove ideologie, tra cattolici, protestanti, ortodossi, cristiani ed ebrei, credenti, atei o nichilisti.
Nell'affrontare il difficile, ma anche affascinante, problema di indicare un fondamento della fede, Hans Kung risale all'inizio dell'era moderna, ma più che delineare una storia della filosofia e delle idee, fa piuttosto rivivere i dubbi e gli interrogativi in materia di fede di uomini concreti.
La risposta di Hans Kung è: sì! Dio esiste. " E anche noi, uomini del XXI secolo, possiamo credere a Dio in modo razionale. Anzi, si può realizzare la vera libertà, uguaglianza e fratellanza, l'umanità, la giustizia sociale e il progresso scientifico, proprio se e perché crediamo in Dio ".
Per metà del libro, di quasi mille pagine, Hans Kung illustra in maniera molto chiara il pensiero filosofico e teologico, quindi le varie fasi, attraverso personaggi come: Renè Descartes, Blaise Pascal, Georg Friedrich, Hegel, Ludwig Feuerbach, Auguste Comte, Pierre Teilhard de Cardin, Alfred N. Whitehead, Kark Marx, Sigmund Freud, Friedrich Nietzsche, Schopenhauer, Karl Barth, Immanuel Kant.
Nella seconda metà del libro spiega le ragioni per cui è necessario credere in Dio.
Nessuno può dimostrare razionalmente la fede, come nessuno può spiegare le emozioni, i sentimenti, l'amore, la bontà, la carità, tutto questo è già motivo di fede, di fiducia verso il prossimo. E' così che Hans Kung inizia il processo o il tentativo di spiegare la fede.
La fede è qualcosa che è dentro ognuno di noi, e che si manifesta con la fiducia negli altri, che Hans Kung chiama: "fiducia di fondo".
Dopo un lungo e tortuoso viaggio tra i vari filosofi e teologi nel quale è emerso il fenomeno dell'ateismo e del nichilismo dove l'uomo non ha mai preso dei frutti positivi si arriva all'unica forma di capire il mondo e la natura dell'uomo attraverso la fiducia che è razionalmente impossibile spiegare: " La fede ".
Per credere in Dio bisogna avere questa fiducia, e la fiducia è nell'uomo, come l'amore per il prossimo, anche la fiducia dà quella sicurezza di capire e credere in un Dio come colui che ci ha dato la vita e attraverso la vita la consapevolezza di noi stessi e degli altri, quindi distinguere quello che è bene e quello che è male. Noi siamo liberi nel pensare, nell'agire, ed è proprio questo che ci da la possibilità di valutare e di arrivare inequivocabilmente al desiderio di un'Entità necessaria alla nostra esistenza.
DIO E L'UOMO (Prima parte)
Il tema che tratterò in questo nuovo Post è un tema vecchio come il mondo. Dall'alba della civiltà l'umanità ha sempre cercato di capire il motivo della sua esistenza, attraverso processi filosofici-teologici, dettati da decine e decine di religioni che vengono professate nel mondo attraverso credenze ed Etiche diverse. Il motivo per cui ho scritto questo articolo, sotto forma di lettera, è proprio legato a questo grande paradosso: come è possibile che su quasi sette miliardi di persone ci siano tante religioni e credenze diverse? Come è possibile che l'umanità abbia bisogno di credere in tante Entità diverse, quando il genere Umano ha una caratteristica unica? Non siamo tutti figli della stessa Natura?
Lettera ad una amica
DIO E L'UOMO
"Non c'è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni.
Non c'è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni.
Non c'è dialogo tra le religioni senza una ricerca sui fondamenti delle religioni". Hans Kung
Devo necessariamente fare un puzzle, devo cercare di ricomporre alcuni elementi di notevole importanza, gli argomenti sul tema di Dio sono tanti e poi tanti che in questi anni ho cercato di circoscrivere le cose più importanti per evidenziare alcune delle vicende che bisogna far conoscere e far capire in forma elementare e basilare. Ovviamente mi riferisco alle centinaia di religioni nel mondo, agli errori che la chiesa cattolica ha commesso nel tempo, ai complessi meccanismi etici delle varie religioni, alle guerre spietate che le religioni del mondo producono con i loro fondamentalismi e i loro integralismi, al Vangelo che è stato letteralmente travisato dall'uomo, alla drammatica differenza che c'è tra Bibbia e Vangelo, alle differenze profonde che ci sono nelle tre religioni monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, alla guerra ideologica che da sempre esiste tra scienze e fede, ed infine, al problema centrale: perchè è necessario credere in Dio?
Ho cercato di prendere dei riferimenti che ho già trattato nei vari capitoli della ricerca trattata nel mio sito ufficiale: http://www.impressionisoggettive.it/ per poter rendere, almeno spero, il discorso più omogeneo, più specifico,quindi circoscrivere il tema in maniera più fluida.
Se noi partiamo dal presupposto che tutti gli uomini hanno pari dignità, devono avere gli stessi diritti in tutte le nazioni del mondo, quindi tutti gli uomini, che siano asiatici, americani, africani, europei, neri, bianchi, cristiani, musulmani, induisti, buddisti, ebrei,ecc. devono essere considerati cittadini del mondo; ci accostiamo alla famosa ° Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo° formulata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, che attraverso 30 articoli sintetizzava in maniera inequivocabile le regole di base per una convivenza civile uguale per tutti. Ma questa dichiarazione dei diritti dell'uomo è veramente applicata? L'uomo di colore è oggi rispettato? C'è rispetto tra religioni diverse? C'è rispetto per i popoli che muoiono di fame? C'è oggi parità di diritti tra i popoli? Perchè ci sono persone ricchissime e persone che invece muoiono di fame? Perchè ancora oggi ci sono guerre spietate dovute a forti interessi economici e politici? Perchè ci sono tante ideologie e forti discriminazioni razziali? Perchè ci sono tantissime religioni e non un solo Dio? Non siamo tutti uguali?
Le letture mi hanno condotto ad entrare in un mondo nuovo, senza pregiudizi, senza falsità, poichè esse sono basate su realtà oggettive e l'uomo razionale riesce a distinguere il vero dal falso. Con questo non nego assolutamente la possibilità dell'esistenza di un'Entita Suprema, tutt'altro, la mia convinzione è che "se esiste un Dio deve essere uguale per tutti", è semplicemente assurdo pensare che l'uomo sia figlio di tanti Dei, non ha nessun senso che il cristiano abbia un suo Dio, il buddista ne abbia un altro, e così via. L'essenza della ricerca di un'Entità tra gli uomini è vecchia come il mondo, ma la ricerca di questa Entità va al di là dei vari dogmi, perchè altrimenti precluderebbe una evoluzione culturale senza la quale il mondo non potrebbe andare avanti, non potrebbe progredire, perchè ostacolato da un'etica ormai modellata e plasmata dall'uomo, nel tempo, nelle varie Ere, quindi vecchia, non più capace di risolvere le varie problematiche che si sono venute a creare oggi. Non nego neanche una concezione della vita e dei suoi mille misteri ad una filosofia dell'irrazionale, perchè questa filosofia può in qualche modo dare delle importanti risposte che la concezione razionale o scientifica non può dare. In definitiva penso che le due cose siano separate e distinte. L'immanente può essere spiegato dalle scoperte scientifiche, dalle nostre esperienze quotidiane, Il trascendente va oltre la nostra conoscenza, la nostra logica terrena, entriamo nel mondo dello straordinario dove solo con la vera fede possiamo avvicinarci al profondo significato di Verità Divina. Voglio a questo punto inserire delle affermazioni, che un noto scienziato italiano: " Antonino Zichichi " nel suo bellissimo libro: "io credo in colui che ha fatto il mondo" fa, in relazione al rapporto tra scienza e fede, che ho tratto dalla sintesi del libro inserito nella bibliografia del mio sito ufficiale.
In questo libro di notevole spessore culturale e scientifico l'autore cerca di sviluppare il problema tra scienze e fede: è opinione comune che le leggi dell'universo scoperte dalla scienza siano in conflitto con quelle imperscrutabili di Dio.
La contrapposizione tra fede e scienza rappresenta uno dei dilemmi più laceranti del nostro tempo.
Antonino Zichichi smentisce tale contrapposizione e la ribalta: "Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l'esistenza di Dio".
Ripercorrendo le grandi scoperte della scienza galileana moderna, illustrandone con estrema chiarezza l'impulso innovatore, Zichichi dimostra come fede e scienza non siano in alcun modo in contrasto l'una con l'altra, e come possano essere doni distinti di Dio, espressioni delle due componenti di cui tutti siamo fatti: il trascendente e l'immanente.
Le conquiste della scienza non oscurano le leggi divine, ma le rafforzano, contribuendo a risvegliare lo stupore e l'ammirazione per il meraviglioso spettacolo del cosmo, che va dal cuore del protone ai confini dell'universo.
Si fa credere a tutti che Scienza e Fede siano nemiche. Che scienza e tecnica siano la stessa cosa. Che lo scientismo sia nato nel cuore della scienza. Che la logica matematica abbia scoperto tutto e se la matematica non scopre il Teorema di Dio è perchè Dio non esiste. Che sull'evoluzione biologica della specie umana non ci siano problemi di alcun tipo, ma certezze scientifiche. Che siamo figli del caos, essendo questa l'ultima frontiera della scienza.
La verità secondo Zichichi è ben diversa.
Scienza e Fede sono in comunione, non in antitesi. Uso della Scienza ( è questo il significato di tecnica) non è più Scienza. Nè
Ragione e Fede sono in comunione non in antitesi.
Ragione e Fede non sono in antitesi, esse sono entrambe doni di Dio. Colui che ha fatto il mondo ci ha dato un privilegio unico: quello della Ragione. Usando
Non c'è contrasto tra Fede e Ragione, ce lo dice - ed è incredibile - l'Immanente.
Nel capitolo: " Il riduzionismo scientifico " della mia ricerca, cerco di affermare con forza che i sentimenti umani non sono alla stregua di facili riduzionismi scientifici o biologici, perchè nè la scienza nè la filosofia in diecimila anni di civiltà e di cultura hanno saputo dare una risposta a questo interrogativo. Ciò potrebbe essere la base di partenza per accostarsi alla Fede di un'Entità trascendente come unico Creatore dell' Universo.
Nel lungo percorso che mi sono prefissato di affrontare mi sono accorto strada facendo che il mondo non può andare avanti, perchè ci sono delle regole etiche ancora pre-medievali che impediscono la normale evoluzione culturale, specialmente nel campo della bioetica, mi sono accorto che tutti i dogmi che la chiesa cattolica, ed altre religioni, applicano alla lettera portano facilmente ad integralismi e fondamentalismi religiosi. Un esempio emblematico è quello che propone la religione cattolica: " se tu non crederai al nostro Dio sarai condannato per l'eternità ". Ora dico! Tra tutte le religioni che ci sono al mondo, qual è quella giusta? Quale Dio è quello giusto? E perchè si deve credere in un Dio anzichè ad un altro? Il discorso non sta in piedi, perchè partendo da quello che si diceva prima, se tutti gli uomini hanno pari dignità avranno anche il sacrosanto bisogno di essere figli della stessa natura, quindi dello stesso Dio.
Il libero arbitrio ha una grande rilevanza in teologia. Uno dei dogmi fondamentali della teologia cristiana sostiene che Dio è Onnisciente e Onnipotente, e che ogni azione umana è preordinata da Dio. La dottrina della predestinazione, il corrispettivo teologico del determinismo, sembra escludere l'esistenza del libero arbitrio. Poichè moralità e astensione dal peccato sono elementi fondamentali dell'insegnamento cristiano, com'è possibile che gli individui siano moralmente responsabili se si accetta la predestinazione?
Che senso ha la vita se tutto è predeterminato ?
Dovremmo immaginare un Dio che fa da burattinaio, che muove i fili della nostra esistenza, portandoci dove egli vuole, farci fare quello che vuole, ma è troppo banale pensare che un disegno della natura cosi grande si riduca alla semplice determinazione delle nostre azioni.
Il pensiero di Voltaire:
Voltaire vede un Dio disinteressato ai destini del mondo, Dio si limita solamente a garantire il funzionamento del mondo fisico, la morale non è quindi derivazione divina ma ambito esclusivamente umano.
Io credo che
Io credo che
Io credo che la società potrà veramente cambiare solo a seguito dell'elevazione delle coscienze individuali, l'uomo deve innanzitutto conoscere se stesso e liberarsi dai limiti imposti dal condizionamento culturale, da erronee ideologie, siano esse religiose o nazionalistiche, legate a illusori miti o false morali.
Per contro, la religione che tutti conosciamo (la quale forse altro non è che volgare politica), tende a distaccarci da Dio e dalla nostra vera essenza, probabilmente perchè ha una dannata paura: perdere il suo redditizio ruolo di mediatrice.
Dio non è Cattolico, nè Buddista, nè Islamico, nè Ebreo, nè Induista o appartenente all'una o all'altra religione. La concezione di Dio rientra in un concetto universale, un concetto profondo che ci aiuta a dare un senso alla nostra esistenza. Perciò, partendo da questo presupposto, si può credere in Dio anche non seguendo nessuna delle religioni perchè è un'esigenza interiore che prescinde dalla moltitudine di dogmi che sono solo opera del pensiero dell'uomo nel tempo. Si può avere una morale anche senza seguire gli insegnamenti delle varie religioni?
Ecco quanto afferma Richard Holloway, Vescovo di Edimburgo, nel suo libro : "Una morale senza Dio".
"Dio deve essere tenuto fuori dal dibattito morale, che in una società come la nostra non sia più possibile costruire un'etica basata sulla religione e sull'autorità. La morale dei nostri tempi deve fondarsi sul consenso e trovare buone ragioni umane per sostenere il sistema o la posizione che abbracciamo, senza fare ricorso ad argomenti "divinamente" decisivi. Una buona morale, valida per tutti in una società pluralistica come quella in cui viviamo, deve fondarsi sull'osservazione delle conseguenze del comportamento degli uomini: un atto sbagliato è un atto che danneggia gli altri o viola i loro diritti o è fonte di ingiustizia".
Riflessioni sulle religioni monoteiste.
Non sopporto che l'Inquisizione Spagnola abbia prodotto delle atrocità che è necessario mettere in evidenza per capire la corruzione e gli interessi politici tra Stato e Chiesa.
Non sopporto che la "Santa Inquisizione" emanata dalla chiesa cattolica abbia potuto produrre massacri e torture di ogni genere, solo perché la gente incominciava a prendere coscienza di una nuova cultura, bruciando sul rogo uomini e soprattutto donne che venivano considerate streghe, oppure condannare per eresia personaggi come Galileo Galilei perché attraverso la scienza aveva sconvolto il pensiero antropocentrico del tempo con le sue straordinarie scoperte scientifiche.
Non sopporto che l'uomo abbia potuto travisare la vera essenza del Vangelo solo per interessi puramente politici tra lo Stato e
Non sopporto che il Concilio di Nicea abbia preso in considerazione solo quattro dei sessanta Vangeli cosiddetti "Apocrifi" solo per nascondere la vera storia di Gesù.
Non sopporto che un Papa come PIO XII durante il periodo nazista abbia appoggiato la politica di Hitler solo per avere dei consensi politici e per nascondersi dalla minaccia di un fenomeno che ha segnato la storia dell'uomo con genocidi, massacri e atrocità di ogni genere. Dov'era la vera cristianità dei gerarchi della chiesa in quel periodo in cui era necessario combattere ideologicamente anziché essere consenzienti?
Non sopporto che un Papa come Giovanni Paolo II non abbia saputo capire il fenomeno della sovrappopolazione, vietando persino l'uso di profilattici.
Non sopporto che Giovanni Paolo II in tanti anni di pontificato abbia beatificato decine e decine di persone, quando la vera essenza della fede deve essere rivolta solo e unicamente a Dio? Qual è il vero significato di avere tanti santi nella religione cattolica?
Non sopporto che lo stesso Papa nell'ultima sua Enciclica abbia vietato a una persona divorziata o separata a farsi la comunione domenicale, impedendo cosi l'esigenza degli uomini ad avvicinarsi a Dio, quindi alla Fede. Perché la religione cattolica ha il potere di travisare il vero significato del Vangelo? Perché la religione cattolica ha il potere di interdire la volontà di tanti uomini e donne divorziate o separate, senza andare a fondo nei problemi che hanno condotto queste persone a prendere queste delicate decisioni? La religione di oggi dà una valenza etica a questi fenomeni?
Come non sopporto che quest'ultimo Papa ha avuto il coraggio e la irresponsabilità di proporre arbitrariamente di non andare a votare per i referendum sulla procreazione assistita in uno Stato che invece dovrebbe essere considerato uno STATO LAICO???
Vedi Lara, sul Papa Giovanni Paolo II, che adesso non c'è più, si sono scritte fiumi di parole, alcuni lo vogliono fare santo subito. E' vero! E' stato un Papa straordinario rispetto ad altri Papi, per la sua cultura, la sua disponibilità al dialogo, la sua apertura ai giovani, ha aperto le porte alla scienza con dibattiti e verifiche su quella che è la situazione sociale di adesso, ma non è assolutamente sceso a compromessi rilevanti, e questo è molto grave, perché dietro tutto questo si nascondeva un Papa fortemente conservatore, seguace di dogmi costruiti sapientemente dall'uomo nel tempo per ostacolare alcuni dei problemi urgenti che si sono venuti a creare nell'età postmoderna. Di esempi ce ne sono a diecine. Forse il più importante è quello della donna, nel contesto della religione cattolica, ma d'altro canto anche in altre religioni. La donna per le varie religioni è sempre stata considerata una "sotto specie del genere umano", un essere che non può far parte della gerarchia ecclesiastica. Perché le donne non possono diventare preti? Perché le donne nel tempo hanno avuto sempre dei ruoli secondari rispetto all'uomo? Perché gli omosessuali sono ancora adesso perseguitati dalla Chiesa? Non sono anche loro persone con pari dignità? Non hanno bisogno anche loro di partecipare al mondo delle religioni? No!! Per la chiesa cattolica ed anche per altre religioni queste persone sono considerate anormali, non facenti parte del genere umano, rifiutati da tutti. Ma di chi è la colpa che sono cosi come sono? Non hanno anche loro bisogno di affetto come tutti gli altri? Vedi Lara, quando mi son messo a scrivere la ricerca c'era un bisogno interiore di evidenziare proprio questi aspetti che apparentemente per la cultura di oggi non hanno rilevanza, ma che invece fanno parte di una cultura ancora basata su concetti oscurantisti. La gente in Papa Giovanni Paolo II, vedeva solo alcune cose, che sono state straordinariamente importanti, ma non ha visto la realtà di una religione che non avrà sbocchi perché si rifugia in dogmi ormai superati dall'evoluzione del pensiero umano. Ci vogliono alla guida spirituale delle varie religioni persone che sanno capire i problemi di oggi specialmente nel campo della bioetica, ci vogliono persone coraggiose che sanno affrontare tutte quelle riforme etiche di cui il mondo ha bisogno urgente, ci vogliono persone che non facciano differenze e discriminazioni tra uomo e donna, tra esseri cosiddetti normali e omosessuali. La cosa può sembrare banale, ma Gesù nel suo vangelo non ha mai parlato di discriminazioni, tutt'altro, secondo il Vangelo di Gesù tutti gli uomini sono uguali, tutti hanno pari dignità: bambini, vecchi, donne, uomini, persone di colore, credenti, non credenti, ma la realtà di oggi e ben diversa perché deriva da una cultura che è stata nel tempo cambiata dall'uomo, per soddisfare i propri interessi di potere. Un esempio di quello che oggi sono le religioni è evidenziato nelle guerre ideologiche o meglio guerre di potere, che trasformano la vera essenza delle religioni in gruppi di persone che a tutti i costi vogliono avere la supremazia ideologica, teocratica e non DEMOCRATICA.
Che senso ha combattere per una ideologia teologica quando invece le religioni dovrebbero essere di esempio alla gente come portatrici di pace e amore. Dov'è la pace in tutto questo? Dov'è l'amore?
Se noi facciamo un'attenta analisi nella storia del mondo ci accorgiamo che parte delle guerre sono state, e lo sono ancora, di natura teocratica, un esempio emblematico lo abbiamo dalla drammatica situazione che c'è nel Medio Oriente.
Se Dio ha voluto queste cose nei popoli che difendono le proprie religioni con la guerra io non lo accetterò mai, perché sarebbe un Dio egoista, un Dio che vuole a tutti i costi imporre il proprio dominio senza lasciare la possibilità del libero arbitrio, elemento necessario per capire con la propria consapevolezza le cattiverie di questo mondo. Ma purtroppo anche le religioni sono intrise di politica e politica significa potere, tutto questo mi fa capire che quello che succede nel mondo non è opera di Dio, ma dell'Uomo.
Tutto ciò per farti capire come le persone sono miopi ai veri problemi che affliggono la società. Non basta dire che un Papa è buono, bisogna capire a fondo tutti i vari meccanismi che ci sono dietro. Un altro esempio potrebbe essere la sfarzosità che regna nello Stato Vaticano, con ori, marmi e lussi di ogni genere, pensa che proprio Giovanni Paolo II, aveva regalato a Madre Teresa di Calcutta una lussuosa macchina per la sua comunità, credo che il valore sia stato di circa duecento milioni di vecchie lire, bene! Madre Teresa di Calcutta ha venduto questa auto ed il ricavato l'ha devoluto alla sua comunità. Ecco!!! Questo è un grande esempio di altruismo, forse questo gesto potrebbe essere l'essenza di quello che tutte le religioni mondiali dovrebbero proporre come modello etico per tutti gli uomini.
Quindi non sopporto che ancora oggi le religioni abbiano il predominio assoluto su una cultura cosiddetta dominante, quando ci sono invece alcuni aspetti della società che andrebbero radicalmente cambiate.
Come non sopporto che ci sia una drammatica differenza tra Bibbia e Vangelo, quindi tra Antico e Nuovo testamento: il Dio dell'Antico Testamento è "capriccioso", "vendicativo", "inesorabile" e obblighi il credente a vivere sotto il "timore di Dio" . Al contrario, il Dio del Nuovo testamento è amore, è un padre affettuoso che invita il credente alla comunione. Perché questa drammatica differenza tra
La risposta a questa domanda la possiamo trovare nella storia, nei documenti, in una realtà diversa da quella che ci hanno propinato per centinaia di anni i libri di teologia di ogni religione monoteista, difatti
L'elenco potrebbe ancora continuare, sono state tante e poi tante le ingiustizie e le corruzioni della religione cattolica che non basterebbe un libro, ma io voglio prendere in considerazione non solo la religione cattolica, sarebbe troppo semplice affrontare il problema di Dio attraverso questa ed unica religione.



